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Quest’effetto consiste nella tendenza a vendere troppo presto gli investimenti in guadagno e a tenere troppo a lungo quelli in perdita. Così, il potenziale extra-rendimento, realizzabile mantenendo più a lungo un buon investimento, viene perso. Viceversa per non incassare una perdita nell’immediato, si rischia di subirne in futuro una maggiore.

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Per illustrare al meglio questo concetto provate a immaginare una situazione in cui si necessita di far fronte a delle spese impreviste e quindi abbiamo bisogno di liquidità… Per far fronte a questo fatto inatteso dobbiamoperò privarci di un titolo in nostro possesso, il titolo A oppure il titolo B, che sono stati acquistati contemporaneamente qualche anno prima. La situazione del nostro portafoglio titoli è la seguente:

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    \n \t

  • il titolo A in guadagnato del 30%
  • \n \t

  • il titolo B in perdita del 30%
  • \n

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Ora i dubbi sono: È identico vendere uno dei due titoli? Quale dei due vendere? Sulla base di quale criterio? Ci si basa su quello che è successo in passato, oppure quello che succederà in futuro? Insomma se sapete soltanto che A e B in passato sono, rispettivamente, saliti e scesi di prezzo: la grandissima maggioranza degli investitori-risparmiatori agirà secondo l’effetto disposizione e quindi si preferirà vendere A, a prescindere dalle prospettive future di A e di B, solo cioè alla luce di quello che è avvenuto al portafoglio, nel suo passato, decidendo in base ai propri prezzi d’acquisto.

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Tutto ciò sembra banale…ma non lo è!

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Non lo è perché l’effetto disposizione chiama, a sua volta, in gioco il rimpianto. È questa emozione che farà sì che l’investitore-risparmiatore venderà con gioia il titolo A.

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Ciò avviene perché dell’acquisto di A si è orgogliosi dato che è stata fatta la scelta giusta… Se invece ci si trovasse costretti a dover vendere B, inevitabilmente si proverà del rimpianto, innescato dal fatto che una scelta precedente si è rivelata malauguratamente sbagliata.

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Orgoglio, rimpianto e speranza, ovvero pregiudizi e emozioni, vincolano le scelte del l’investitore-risparmiatore, se non assistito dal consulente. Infatti il ruolo del consulente sta nel chiarire che è il futuro che conta, il futuro di A e di B, e non il prezzo d’acquisto di quello specifico titolo.

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Purtroppo non è finita qui…Provando rimpianto, derivante da una scelta del passato rivelatasi infelice, creiamo un grosso ostacolo che impedisce al risparmiatore-investitore di accettare la strategia principe degli investimenti, la diversificazione. Questa strategia, per funzionare bene, deve considerare che ci siano in futuro, all’interno di un portafoglio, variazioni non connesse tra loro ossia che alcuni investimenti vadano meglio di altri.

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Quindi è da preventivare che la strategia di diversificazione include dei futuri rimpianti.

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FB

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